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Diritto d’autore: craccare le console è reato. La Corte di Cassazione si esprime sul caso Nintendo

13 Apr

La cassazione si pronuncia su un caso venuto alla luce quando un internauta fu sottoposto a perquisizione ed al conseguente sequestro del proprio computer per dopo aver pubblicizzato su internet, e poi venduto, programmi craccati per Nintendo. Ma l’attività in questione, ovvero sia “craccare” una console è reato, e come tale va punito. E’ quanto ha stabilito la Terza Sezione penale della Cassazione (8791/11) che, tornando sulla protezione del diritto d’autore applicato alle nuove tecnologie, annulla con rinvio un’ordinanza di opposta natura del Riesame di Firenze, confermando appieno due precedenti giurisprudenziali (23765/10 e 33768/07).

Originariamente, i giudici avevano ritenuto che la difesa avanzata dal produttore – che oltre ai programmi copiati per la propria console ha la funzione di bloccare anche software originali destinati però ad altre aree del business – era sostanzialmente ‘eccessiva’ e che l’hardware starebbe fuori dell’area di protezione della legge 633/41. Ma proprio su questo passaggio la Corte ha richiamato il Riesame, colpevole di aver ignorato la precedente sentenza 23765/10 – tra l’altro emessa a carico dello stesso indagato – che allargava l’ombrello penale (articolo 171-ter, comma 1 lettera f-bis della legge 633/41) a “tutti i congegni principalmente finalizzati a rendere possibile l’elusione delle misure tecnologiche di protezione apposte su materiali ed opere protette dal diritto d’autore, non richiedendo la norma incriminatrice la loro diretta apposizione sulle opere o sui materiali tutelati”. In pratica, sebbene la console sia indubbiamente un hardware, è però un elemento essenziale per  far girare software originali, cosicché ogni sua manomissione vanifica di fatto la protezione stessa dei programmi.

Anche perché, per i giudici della Corte, con quale pratica si elude anche la legge sul diritto d’autore (articolo 171 c.1 lettera f-bis).

 

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